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Settimana scorsa sono stato alla 66esima edizione Vinilmania, l'esposizione del disco di vinile che si tiene ormai periodicamente nel Parco espositivo di Novegro (MI). Grandioso lo spettacolo che mi si è presentato! Migliaia di dischi in vinile in ordine più o meno sparso ammiccavano da luccicanti bustine in PVC. "e come Pinocchio non crederai ai tuoi occhi, quando vedrai il paese dei balocchi" cantava tanti anni fa Edoardo Bennato nella canzone "Franz è il mio nome". E quello ERA davvero il paese dei balocchi! circa
centoquaranta espositori giunti da ogni parte di Italia e di Europa proponevano i loro rari pezzi a collezionisti o semplici curiosi. Dischi rarissimi e introvabili, come l'edizione del disco Banco del Banco del mutuo soccorso, sagomato a forma di salvadanaio, ancora nel suo cellophane originale, e tanti altri. Dall'LP di Topo Gigio ai Picture LP degli Iron Maiden, da Jimi Hendrix ai Genesis... c'erano proprio tutti. Immaginavo che i visitatori fossero tutti nostalgici ultraquarantenni come il sottoscritto, ma non era così. C'erano ragazzi di tutte le età,
a testimonianza che il vinile vive! Proprio quest'anno il disco microsolco compie sessanta anni. Infatti era il 21 giugno 1948 quando la Columbia Records presentò il nuovo gioiello tecnologico: il Long Playing Microgroove Record, per gli amici, LP. Grazie a questo nuovo materiale plastico, il vinile, si potevano realizzare dei solchi molto più ravvicinati e leggibili alla velocità di 33 giri al minuto, quindi un LP poteva contenere molta più musica del vecchio disco a 78 giri in bachelite. E mentre girovagavo tra i banchetti degli
espositori alla ricerca del disco perduto, mi rendevo conto di quante Band si erano perse nella mia memoria. Flash continui mi ricordavano che sì, anche loro sono stati protagonisti della Storia della Musica. E nella mia mente facevo una considerazione, ossia, che il Pop deve molto all'LP; Infatti negli anni '50 e '60 andavano molto di moda i 45 giri. La musica si assaggiava a suon di singoli Hit, ed era l'epoca del Jukebox; questo andava benissimo per il Rock'n Roll e quasi tutti gli altri generi musicali. Ma la struttura della
musica Pop, costituita da lunghi brani in forma di suites, aveva bisogno di spazi più ampi, spazi che solo il mitico LP poteva garantirgli. Comunque le sorprese della giornata non erano ancora finite. Infatti verso sera mi sono recato in un odiosissimo Megastore per cercare un libro e... sorpresa! Noto che c'è qualcosa di nuovo; vedo infatti in un angolino una parte del bancone allestita per ospitare i miei cari vecchi amici, i dischi in vinile. Non osavo credere ai miei occhi. Mi avvicino incuriosito e guardo... Sì, sono proprio loro, Jimi Hendrix, i Supertramps, i Led Zeppelin... in formato rigorosamente vinilico! Su ognuno c'era una etichetta
adesiva che recitava fieramente: Back to Black, Ritorno al nero, riferendosi ovviamente al colore degli amati supporti musicali. Parafrasando i Genesis, direi, The Return of the Giant Vinyl. Qualcuno forse si domanderà come mai di questo ritorno... beh, il tutto è legato al fatto che coloro che amano il vinile non sono più etichettati come nostalgici o retrogradi passatisti incapaci di recepire le "novità", ma vengono chiamati "Progressisti". Il perchè... al prossimo post!! Per chi fosse interessato, le prossime date di Vinilmania saranno il 7-8 febbraio, il 16-17 maggio e il 17-18 ottobre sempre al Parco Esposizioni di Novegro. Può essere che ci si incontri lì...
La musica bisogna viverla, poterla ascoltare e guardare... e questo funziona solo dal palco
Robert Cray
Mike Oldfield, ossia l'enfant prodige che ha contribuito in modo significativo all'espansione della musica strumentale e d'ambiente, nonchè alla fondazione della Virgin records, grazie al clamoroso successo di vendite dell'immortale Tubular Bells (oltre 10 milioni di copie nel 1973!!). Illuministico ed enciclopedico, The songs of distanct Earth è una sistematica e giudiziosa summa del meglio della cosiddetta New Age. Il disco è un susseguirsi di eventi musicali spazio/temporali, dall'inizio della Nuova Odissea Sonora a A new beginning. L'ispirazione è infatti liberamente tratta dal libro di Arthur C.Clarke, "Racconti di terre lontane". Il sound è denso di varianti e di atmosfere cangianti; una lenta e graduale navigazione conoscitiva (Supernova e Magellan) nel vagheggiamento di mete lontane e pianeti sconosciuti (Oceania e Ascension). Pare di sentire il Pat Metheny di Travels, in un certo senso... almeno come "impressioni di viaggio". Il canto tribale in chiusura all'album manifesta ulteriormente il ricorso ad "altre culture", al mito dell'aborigeno e forse, del "Buon selvaggio". Per alcuni questo album ha gettato le basi della musica Chill out.
In the Beginning - 1:24
Let There Be Light - 4:57
Supernova - 3:23
Magellan - 4:40
First Landing - 1:16
Oceania - 3:19
Only Time Will Tell - 4:26
Prayer for the Earth - 2:09
Lament for Atlantis - 2:43
The Chamber - 1:48
Hibernaculum - 3:32
Tubular World - 3:22
The Shining Ones - 2:59
Crystal Clear - 5:42
The Sunken Forest - 2:37
Ascension - 5:49
A New Beginning - 1:37
Ciao a Tutti! MyUSICA lancia un annuncio da parte di un amico musicista!
Ciao a tutti, siamo una Rock Band in cerca di un bassista stile Hard Rock/Heavy Metal classico. L'obiettivo è quello di creare un repertorio composto principalmente da cover e in futuro anche da pezzi propri a scopo serate. Le nostre principali influenze musicali sono: Iron Maiden, Deep Purple, Judas Priest, Thin Lizzy, Ufo, Led Zeppelin, Metallica... giusto per fare alcuni nomi. Chiunque sia interessato mi può contattare via mail o per telefono. Grazie e... Rock'n Roll sempre!
Luca 339-3917886
Email: luca.fraone@alice.it
Rispondete numerosi!!! Ciaoooooo
Il disco... quello vero, bello, nero... con tanti solchi perfetti uno dopo l'altro, dai quali esce magicamente la musica è il primo e vero amore della mia vita. Spezzarlo, buttarlo via o peggio graffiarlo vuol dire dare una, due, tre coltellate al mio cuore. A nessuno ho mai permesso di poggiare i suoi polpastrelli zozzi sui miei dischi. Mai mi è venuto in mente di spruzzarci sopra gli schifosi liquidi antistatici inventati anni fa da qualche chimico rincoglionito o tantomeno passarci sopra un panno imbevuto della stessa sostanza criminale. Fin da quando ero bambino e possedevo qualche 45 giri mi sono rifiutato di portare in spiaggia i miei amati dischi dove li aspettava un mangiadischi e dove i poveri microsolchi, oltre ad essere ingoiati da una infida fessura nera e sparire dalla mia vista, dovevano subire l'oltraggio di granelli di sabbia duri come il diamante o perlomeno come il corindone. Del resto già il nome "mangiadischi" era tutto un programma nella mia fantasia di bambino. Mai nessun "figlio di buona donna" è riuscito ad uscire da casa mia con qualche disco nascosto sotto il maglione. Non ho mai prestato un disco in vinile, a nessuno. Fiducia a parte, il disco è per me un oggetto personalissimo. più di un libro, più di qualsiasi altra cosa... E' da parecchio tempo che le cose sono cambiate... adesso ci sono i CD, i DVD, i Blue Disk, gli MP3, i megastore dove entri e ti perdi in infiniti corridoi dove se chiedi un compact disc ad uno dei qualsiasi addetti in divisa, questo ti osserva con uno sguardo ebete o, al massimo digita un bel po' sul Computer per dirti che no, quello proprio non c'è. Come mi mancano quei piccoli negozi un po' pulciosi con una esposizione scarsa ma con un magazzino miracoloso dal quale il proprietario, appassionato almeno quanto te, prima o poi ti tirava fuori quello che stavi cercando da mesi. Il vinile è morto, dicevano... Morto una cippa! Ne ho un armadio pieno; belli in fila come tanti soldatini, in ordine non alfabetico visto che sono un casinista, ma sempre a mia disposizione. Ogni tanto ne tiro fuori uno, lo piazzo sul piatto, lo guardo girare un po'... regolo la velocità del piatto con lo stroboscopio, alzo un po' il volume, mi siedo sul divano davanti alle mie vecchie casse e me lo godo con i suoi onesti e così umani frucii, tic, toc, che rendono quel disco il mio personalissimo disco, come una impronta digitale. Riporta su di se i segni del tempo e dei numerosi ascolti... delle tante e belle ore passate assieme. Ma vi ricordate? Ascoltare un disco in vinile era un rito; si poneva il disco dul piatto, si usavano spazzole in fibra di carbonio per eliminare con estrema delicatezza la polvere più superficiale, si vedevano le lancette dell'amplificatore schizzare verso l'alto nel momento in cui lo stylus toccava il disco con il suo "toc" di inizio... poi ci si sedeva con tranquillità, in posizione rigorosamente centrale rispetto alle casse e si iniziava ad assaporare la musica. Un vero e propio rito... non si poteva fare nulla se non ascoltare; unica distrazione ammessa: tenere in mano la copertina dell'album per ammirarne le immagini o leggere i testi delle canzoni. E oggi? Beh, quando ascolto gli MP3 di solito lavoro al computer, quando ascolto il CD faccio di tutto, ma quando parla il vinile... allora tutto deve fermarsi. Sì, anche perchè a riprodurre la musica, non è un Computer dalla scheda audio di incerta provenienza o dubbia qualità, ma un onesto impianto HiFi, che nei tempi della sua giovinezza rappresentava uno standard di alta qualità. Ma gli anni, ahimè, passano anche per lui. Ma è sempre lì, fedele e affidabile come il primo giorno in cui ha cominciato a lavorare a cottimo in casa mia... Poco fa parlavo di quei negozietti di dischi sempre più difficili da trovare (almeno nelle grandi città...), beh uno ve lo segnalo io, se vivete a Milano. Si trova vicino a Piazza Argentina, in una vietta sulla destra se camminate verso piazzale Loreto... qui trovavo il vinile anche quando l'onda della modernità lo aveva relegato ad una curiosità per pochi nostalgici o collezionisti, in quell'epoca di oscurantismo in cui molti gettavano alle ortiche i loro LP per far posto ai nuovi arrivati, quei piccoli dischetti iridati, perfettini e frigidini, chiamati CD...
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Improvvisazione